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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di Mobspace (del 03/09/2008 @ 14:13:32, in 6.Controllori o Controllati?, linkato 89 volte)
È di ieri la notizia che Google ha lanciato il suo browser. Questa mossa ha sconvolto il Web, che in poco ore è stato letteralmente invaso da discussioni, recensioni e prove della nuova meraviglia del gigante del Web. Tra i vari articoli, mi ha colpito quello dell'autorevole Slashdot, che riporta il seguente frammento dell'end-user agreement:
"By submitting, posting or displaying the content you give Google a perpetual, irrevocable, worldwide, royalty-free, and non-exclusive license to reproduce, adapt, modify, translate, publish, publicly perform, publicly display and distribute any content which you submit, post or display on or through, the services. This license is for the sole purpose of enabling Google to display, distribute and promote the services and may be revoked for certain services as defined in the additional terms of those services."
In poche parole, sembra che Google si riserva il diritto di utilizzare se ritenuto opportuno qualsiasi tipo di contenuto che passa attraverso il suo browser. Spero che gli utenti si mobilitino per costringere Google a togliere o almeno modificare questo controverso passaggio, non di certo a supporto degli utenti.
Piu tempo passa e più mi sembra che Google si stia trasformando in un diavolo di Faustiana memoria che tenta l'utente offrendogli l'uso gratuito e perpetuo di applicazioni, Internet e presto mobili, di cui egli non potrà più fare a meno. In cambio Google apparentemente non chiede niente, ma forse troppo tardi l'utente si accorgerà che in realtà il patto prevede l'offerta della propria anima (digitale), ovvero la manipolazione indiscriminata dei propri dati in formato digitale.
"By submitting, posting or displaying the content you give Google a perpetual, irrevocable, worldwide, royalty-free, and non-exclusive license to reproduce, adapt, modify, translate, publish, publicly perform, publicly display and distribute any content which you submit, post or display on or through, the services. This license is for the sole purpose of enabling Google to display, distribute and promote the services and may be revoked for certain services as defined in the additional terms of those services."
In poche parole, sembra che Google si riserva il diritto di utilizzare se ritenuto opportuno qualsiasi tipo di contenuto che passa attraverso il suo browser. Spero che gli utenti si mobilitino per costringere Google a togliere o almeno modificare questo controverso passaggio, non di certo a supporto degli utenti.
Piu tempo passa e più mi sembra che Google si stia trasformando in un diavolo di Faustiana memoria che tenta l'utente offrendogli l'uso gratuito e perpetuo di applicazioni, Internet e presto mobili, di cui egli non potrà più fare a meno. In cambio Google apparentemente non chiede niente, ma forse troppo tardi l'utente si accorgerà che in realtà il patto prevede l'offerta della propria anima (digitale), ovvero la manipolazione indiscriminata dei propri dati in formato digitale.
Di Andrea Lugano (del 11/07/2007 @ 17:26:04, in 6.Controllori o Controllati?, linkato 1681 volte)
Driin driin, il telefono di casa che squilla è una sirena di allarme diventata un incubo per tanti italiani. Spesso non sono i nostri cari amici a cercarci a casa, ma le tante offerte pubblicitarie che piovono su di noi negli orari più sconvenienti. Un vero e proprio “spam” telefonico che andrebbe regolato. La parte del leone, tra gli scocciatori, la fanno proprio le compagnie telefoniche che, proliferate grazie al libero mercato, stanno suscitando sempre più lamentele e proteste da parte dei consumatori. Tra esse, sono cresciute negli ultimi tempi quelle riguardanti la stipulazione di contratti telefonici indesiderati tramite le cosidette “firme vocali”. Pur di strappare un contratto ai consumatori, e quindi un cliente alla concorrenza, gli operatori sono ormai pronti a tutto. Il modus operandi della telefonata è il seguente: viene proposto di cambiare operatore, risparmiando così sulla bolletta. Il funzionario, a registratore spento, precisa che per il momento è solo una raccolta dati necessaria all’azienda, e che il servizio sarà attivato solo dopo aver ricevuto a casa il regolare contratto, che potrà così essere letto con calma e poi in caso sottoscritto. A questo punto si invita il malcapitato a registrare la propria voce nominando i propri dati personali e dichiarando l’interesse all’offerta. La cattiva sorpresa si riceve a casa dopo qualche giorno, con una comunicazione in cui si dice che le telefonate sono state deviate al nuovo gestore “come da nostra richiesta”. In questa trappola sono caduti moltissimi italiani, tra cui tanti anziani e pensionati. Putroppo la legge consente di stipulare contratti telefonici tramite firma vocale. Premesso che il canale telefonico non è assolutamente adatto alla sottiscrizione di contratti: durante la telefonata ci possono essere interferenze di varia natura che possono rendere la chiamata poco chiara (disturbi della linea, elettrodomesitici accesi, attività casalinghe ecc.). Se poi consideriamo che spesso i destinatari di queste chiamate sono persone anziane, pensionati, con magari problemi di udito, come si può tollerare che la legge italiana permetta la stipulazione di contratti vocali telefonici? Il contratto deve essere scritto nero su bianco. La natura della telefonata è “volatile”: verba volant, scripta manent. Proverbio che conoscevano i romani più di 2000 anni fa, e che il tuttavia il legislatore italiano attuale ignora. L’operatore telefonico conosce la potenzialità della registrazione e la sfrutta al meglio: a registratore spento può dire, promettere e offrire quello che vuole, poi registra solo quello che serve a lui, tutelandosi così a livello giuridico. Ma in questo modo si ha solo una registrazione parziale della telefonata, e il consumatore italiano, ancora una volta, si ritrova raggirato e truffato.
La legge italiana sembra stare dalla parte del più forte, non del più debole. Anziani a parte, anche io che ho 27 anni ricevo spesso questo tipo di chiamate e ho difficoltà a gestirle o a rifiutare le offerte rimanendo sul registro linguistico gentile-educato. L’operatore del call-center, molto spesso operatrice, è preparata a qualsiasi tipo di risposta, è molto aggressiva e non si arrende ad un “grazie, non mi interessa”. Questo modus operandi è invadente, viola la privacy e la tranquillità domestica, disturbando le attività quotidiane come lo stare a tavola, il riposare, il vedere un film o il lavorare. Il tutto moltiplicato per decine di volte, in quanto telefonare a casa non sono solo i tanti e proliferati operatori telefonici (questa è la liberalizzazione del settore, questo è il libero mercato?). Oltre a loro ci sono gli scocciatori di turno come l’azienda vinicola, quella dei surgelati, le case editrici, le associazioni di beneficenza, le vincite di enciclopedie e tanti altri ancora, tutti a telefonare a casa, tutti a chiedere soldi e tutti ad interrompere la quiete domestica. E’ ora che la leggi cambi e tuteli i diritti dei consumatori.
Di Mobspace (del 17/02/2007 @ 18:52:07, in 6.Controllori o Controllati?, linkato 167 volte)
Qualche giorno fa leggevo un articolo piuttosto interessante riportato da Repubblica.it e riguardante il "caso" nato dal francobollo emesso dalle poste finlandesi avente l'immagine dell'ex ufficiale nazista Erich Priebke. La notizia si é diffusa dopo che il giornale argentino "Diario Popular" aveva pubblicato una foto del figlio di Priebke, Jorge, risiedente in Argentina, che aveva ricevuto una lettera inviatagli da Helsinki e affrancata con il volto di suo padre.
Come é possibile che un ex ufficiale nazista finisca in una serie filatelica? Grazie alle nuove tecnologie, che specialmente in Finlandia vengono particolarmente apprezzate e integrate a processi tradizionali, come quello delle emissioni filateliche. Come ci ha insegnato il Web2.0, gli utenti possono essere considerati non solo consumatori di un prodotto, ma anche creatori e promotori dello stesso. Nel caso dei francobolli, perché limitarsi a far comprare delle serie ufficiali? I consumatori possono anche crearselo il loro francobollo, personalizzando ancor piú la lettera o cartolina da spedire. Questa é stata l'idea innovativa avuta dalle poste finlandesi durante lo scorso periodo natalizio, lanciata con il nome "i tuoi francobolli". Il popolo finlandese, che secondo studi internazionali é il piú onesto del mondo, avrebbe dovuto inserire come immagini innocenti e allegre...perché non inserire allora quella di "nonno Priebke", la cui immagine sembra sia poco conosciuta a Helsinki e dintorni?
Non é comunque la prima volta che un episodio tale si verifica...come riportato dal blog Vaccari.it, "la filatelia in tempo reale", l'operatore statunitense Stamps.com realizzò esemplari dedicati a vari protagonisti della cronaca, fra cui Ted Kaczynski, meglio noto come “Unabomber”. Nel caso specifico, a richiederli fu “The smoking gun” (Court tv), che intendeva appunto mostrare gli inconvenienti del servizio.
In seguito all'interesse della stampa nostrana, l'ambasciata finlandese in Italia ha rilasciato un comunicato in cui viene riportato che "tutte le ordinazioni di francobolli personalizzati passano al setaccio di una censura molto severa. Al momento dell’ordinazione viene richiesto di comunicare il nome, l’indirizzo e l’e-mail dell’ordinante. Il pagamento avviene immediatamente tramite la carta di credito oppure tramite i canali delle banche on line finlandesi. Dai dati tecnici dei pagamenti, le Poste possono successivamente risalireall’ordinante". Questo meccanismo viene considerato "sicuro"; di conseguenza, continua la nota dell'ambasciata, "la foto di Priebke non avrebbe mai superato lo screening preventivo delle Poste". Se ne conclude che il "Priebke" dello scandalo é un falso.
Sará veramente cosí? Crediamo di sí, anche se errare é umano e un meccanismo di censura, per quanto ben congegnato, non é mai sicuro al 100%. Concludendo, il limite dello user-generated content, libero per sua natura, é proprio il dover essere soggetto ad un controllo piú ferreo da parte di chi lo diffonde. Per l'utente che lo pubblica, credendo di poter fare ció che si vuole, l'impressione di libertá puó tramutarsi in un'arma a doppio taglio..nel caso non si trattasse di un falso, cosa potrebbe succedere quando la polizia finlandese risalirá al tipo che ha avuto la "genialata" di creare il "Priebken merkki"?
PS: Merkki significa francobollo in finlandese
Come é possibile che un ex ufficiale nazista finisca in una serie filatelica? Grazie alle nuove tecnologie, che specialmente in Finlandia vengono particolarmente apprezzate e integrate a processi tradizionali, come quello delle emissioni filateliche. Come ci ha insegnato il Web2.0, gli utenti possono essere considerati non solo consumatori di un prodotto, ma anche creatori e promotori dello stesso. Nel caso dei francobolli, perché limitarsi a far comprare delle serie ufficiali? I consumatori possono anche crearselo il loro francobollo, personalizzando ancor piú la lettera o cartolina da spedire. Questa é stata l'idea innovativa avuta dalle poste finlandesi durante lo scorso periodo natalizio, lanciata con il nome "i tuoi francobolli". Il popolo finlandese, che secondo studi internazionali é il piú onesto del mondo, avrebbe dovuto inserire come immagini innocenti e allegre...perché non inserire allora quella di "nonno Priebke", la cui immagine sembra sia poco conosciuta a Helsinki e dintorni? Non é comunque la prima volta che un episodio tale si verifica...come riportato dal blog Vaccari.it, "la filatelia in tempo reale", l'operatore statunitense Stamps.com realizzò esemplari dedicati a vari protagonisti della cronaca, fra cui Ted Kaczynski, meglio noto come “Unabomber”. Nel caso specifico, a richiederli fu “The smoking gun” (Court tv), che intendeva appunto mostrare gli inconvenienti del servizio.
In seguito all'interesse della stampa nostrana, l'ambasciata finlandese in Italia ha rilasciato un comunicato in cui viene riportato che "tutte le ordinazioni di francobolli personalizzati passano al setaccio di una censura molto severa. Al momento dell’ordinazione viene richiesto di comunicare il nome, l’indirizzo e l’e-mail dell’ordinante. Il pagamento avviene immediatamente tramite la carta di credito oppure tramite i canali delle banche on line finlandesi. Dai dati tecnici dei pagamenti, le Poste possono successivamente risalireall’ordinante". Questo meccanismo viene considerato "sicuro"; di conseguenza, continua la nota dell'ambasciata, "la foto di Priebke non avrebbe mai superato lo screening preventivo delle Poste". Se ne conclude che il "Priebke" dello scandalo é un falso.
Sará veramente cosí? Crediamo di sí, anche se errare é umano e un meccanismo di censura, per quanto ben congegnato, non é mai sicuro al 100%. Concludendo, il limite dello user-generated content, libero per sua natura, é proprio il dover essere soggetto ad un controllo piú ferreo da parte di chi lo diffonde. Per l'utente che lo pubblica, credendo di poter fare ció che si vuole, l'impressione di libertá puó tramutarsi in un'arma a doppio taglio..nel caso non si trattasse di un falso, cosa potrebbe succedere quando la polizia finlandese risalirá al tipo che ha avuto la "genialata" di creare il "Priebken merkki"?
PS: Merkki significa francobollo in finlandese
Di Nath (del 11/02/2007 @ 13:04:09, in 6.Controllori o Controllati?, linkato 158 volte)
Leggendo il numero di Gennaio di "Le Monde Diplomatique", mi sono soffermata su un articolo molto interessante scritto da Eric Klinenberg, professore associato di sociologia alla New York University.
Interessato alle relazioni tra Internet e il controllo dell'informazione, secondo Klinenberg Internet è diventato un media associato all'idea di libertà assoluta. Infatti, esso permette a tutti non solo di accedere all'informazione voluta, ma anche di commentarla e di diffondere notizie proprie.

Secondo i dirigenti americani di gruppi mediatici e i loro alleati al Congresso, le leggi che regolano i mezzi di communicazione tradizionali ("old media") sono diventate inutili a causa della diversità della natura dell'informazione stessa presente su Internet. Secondo Klinenberg, ad un occhio piú attento non sfuggirebbe che l'informazione non è così diversificata quanto si potrebbe pensare. Inoltre, non è nemmeno accessibilie a tutti. In primo luogo, non è cosi' diversificata perché, di fronte allo sviluppo sempre più crescente del giornalismo di terreno privato dai bloggers, i gruppi di media più potenti ricorrono a Internet per fare sentire la loro voce e il loro potere. L'idea secondo la quale le nuove tecnologie dell'informazione avrebbero reso la Rete il non-luogo ideale per la democrazia é purtroppo solo un mito. Infatti, invece di aumentare il numero di voci influenti, ha portato i gruppi mediatici piú influenti a stringere alleanze e controllare servizi in cui chiunque puó dire la sua.
Secondo il rapporto 2006 sui media del PEJ (Project for excellence in journalism), tra i venti siti più visitati, diciassette di essi erano associati ai grandi gruppi dell'informazione tradizionale. I grandi di Internet, come per esempio Yahoo, AOL, data l'esigenza di offrire informazione in tempo reale, non fanno altro che riportare contenuti presi da agenzie di informazione tradizionali. Visto che la maggioranza degli utenti di Internet si informa tramite un numero ristretto di fonti, ne consegue che la varietá di opinioni ne é gravemente limitata.
Un altro fatto interessante che avrebbe come effetto paradossale di rinforzare i media giá influenti sono le innumerevoli false notizie che circolano su Internet. Questa mancanza di affidabilità nelle fonti che potrebbero essere meno legate al "potere", come i bloggers, incita molti consumatori a consultare solamente i siti delle fonti considerate affidabili.
L'altro mito da sfatare é quello riguardante l'accessibilitá dell'informazione. Infatti, secondo il "Centro per il futuro digitale" dell'università della California del Sud, il 21% della popolazione americana non ha utilizzato internet nemmeno una volta nel 2005 e il 33% non ha internet a casa. Le persone ricche e istruite sono più in grado di utilizzare Internet e di trovare l'informazione che cercano, mentre i più poveri e meno istruiti si limitano ai siti commerciali e dei grandi media.
Finché l'accesso a Internet e la capacità di dire la propria non saranno distribuiti nella società in modo più equo, esisterá il rischio di aggravare ulteriormente il "divide" non solo digitale, ma anche sociale, che concede possibilitá solo a una elite, escludendo la massa. Quindi, la possibilitá di realizzare una societá della conoscenza aperta a tutti rimarrá solo un'utopia se i flussi del potere rimarranno nelle mani di pochi. Sono ormai generazioni che gli storici dei media avvertono: le nuove tecnologie potrebbero cambiare il mondo, ma in realtá non impediscono ad un numero ridotto di multinazionali di dominare il mercato e rivolgersi principalmente al segmento di popolazione più privilegiato.
Interessato alle relazioni tra Internet e il controllo dell'informazione, secondo Klinenberg Internet è diventato un media associato all'idea di libertà assoluta. Infatti, esso permette a tutti non solo di accedere all'informazione voluta, ma anche di commentarla e di diffondere notizie proprie.

Secondo i dirigenti americani di gruppi mediatici e i loro alleati al Congresso, le leggi che regolano i mezzi di communicazione tradizionali ("old media") sono diventate inutili a causa della diversità della natura dell'informazione stessa presente su Internet. Secondo Klinenberg, ad un occhio piú attento non sfuggirebbe che l'informazione non è così diversificata quanto si potrebbe pensare. Inoltre, non è nemmeno accessibilie a tutti. In primo luogo, non è cosi' diversificata perché, di fronte allo sviluppo sempre più crescente del giornalismo di terreno privato dai bloggers, i gruppi di media più potenti ricorrono a Internet per fare sentire la loro voce e il loro potere. L'idea secondo la quale le nuove tecnologie dell'informazione avrebbero reso la Rete il non-luogo ideale per la democrazia é purtroppo solo un mito. Infatti, invece di aumentare il numero di voci influenti, ha portato i gruppi mediatici piú influenti a stringere alleanze e controllare servizi in cui chiunque puó dire la sua.
Secondo il rapporto 2006 sui media del PEJ (Project for excellence in journalism), tra i venti siti più visitati, diciassette di essi erano associati ai grandi gruppi dell'informazione tradizionale. I grandi di Internet, come per esempio Yahoo, AOL, data l'esigenza di offrire informazione in tempo reale, non fanno altro che riportare contenuti presi da agenzie di informazione tradizionali. Visto che la maggioranza degli utenti di Internet si informa tramite un numero ristretto di fonti, ne consegue che la varietá di opinioni ne é gravemente limitata.
Un altro fatto interessante che avrebbe come effetto paradossale di rinforzare i media giá influenti sono le innumerevoli false notizie che circolano su Internet. Questa mancanza di affidabilità nelle fonti che potrebbero essere meno legate al "potere", come i bloggers, incita molti consumatori a consultare solamente i siti delle fonti considerate affidabili.
L'altro mito da sfatare é quello riguardante l'accessibilitá dell'informazione. Infatti, secondo il "Centro per il futuro digitale" dell'università della California del Sud, il 21% della popolazione americana non ha utilizzato internet nemmeno una volta nel 2005 e il 33% non ha internet a casa. Le persone ricche e istruite sono più in grado di utilizzare Internet e di trovare l'informazione che cercano, mentre i più poveri e meno istruiti si limitano ai siti commerciali e dei grandi media.
Finché l'accesso a Internet e la capacità di dire la propria non saranno distribuiti nella società in modo più equo, esisterá il rischio di aggravare ulteriormente il "divide" non solo digitale, ma anche sociale, che concede possibilitá solo a una elite, escludendo la massa. Quindi, la possibilitá di realizzare una societá della conoscenza aperta a tutti rimarrá solo un'utopia se i flussi del potere rimarranno nelle mani di pochi. Sono ormai generazioni che gli storici dei media avvertono: le nuove tecnologie potrebbero cambiare il mondo, ma in realtá non impediscono ad un numero ridotto di multinazionali di dominare il mercato e rivolgersi principalmente al segmento di popolazione più privilegiato.
Di Mobspace (del 23/01/2007 @ 14:05:42, in 6.Controllori o Controllati?, linkato 161 volte)
Quale prezzo viene richiesto per godere di servizi di Mobile Web2.0 personalizzati disponibili ovunque e in qualsiasi momento? Due cose principalmente: avere un telefonino abilitato per i servizi e l'autorizzazione a far analizzare i propri dati personali al fine di personalizzazione dello stesso. Come scrivono gli autori del libro "Mobile Web2.0", i dati personali sono la vera intelligenza dei servizi di nuova generazione. In molti si chiedono, peró, se veramente convenga far sapere in qualsiasi momento dove ci si trova o quali sono i propri gusti culinari.
Dopo aver letto 1984 di G.Orwell, uno si potrebbe chiedere se la conseguenza di tutto ció possa essere la volontá di qualcuno (il Grande Fratello) di monitorare e magari controllare le azioni (e le menti?) altrui? Le continue ingerenze di governi (vedi gli Stati Uniti con Google) e le recenti limitazioni di libertá individuali (vedi monitoraggio di email e telefonate per persone in partenza per gli USA) non possono non destare un minimo di preoccupazione...
Visto che non si puó tornare indietro e che i vantaggi della societá dell'informazione possono portare beneficio a tutti, é lecito domandarsi dove sia la frontiera fra libertá (individuale) e controllo (globale). Approfondiremo questi temi, cercando quando possibile di collegarli a casi giudiziari, italiani e non, in materia di nuove tecnologie e societá dell'informazione.
Dopo aver letto 1984 di G.Orwell, uno si potrebbe chiedere se la conseguenza di tutto ció possa essere la volontá di qualcuno (il Grande Fratello) di monitorare e magari controllare le azioni (e le menti?) altrui? Le continue ingerenze di governi (vedi gli Stati Uniti con Google) e le recenti limitazioni di libertá individuali (vedi monitoraggio di email e telefonate per persone in partenza per gli USA) non possono non destare un minimo di preoccupazione...
Visto che non si puó tornare indietro e che i vantaggi della societá dell'informazione possono portare beneficio a tutti, é lecito domandarsi dove sia la frontiera fra libertá (individuale) e controllo (globale). Approfondiremo questi temi, cercando quando possibile di collegarli a casi giudiziari, italiani e non, in materia di nuove tecnologie e societá dell'informazione.
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