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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Mobspace (del 28/03/2008 @ 12:49:43, in 5.Business Models, linkato 1836 volte)
La scorsa settimana sono stato a Stoccolma per una breve vacanza in occasione della Pasqua. Da buon turista, ho visitato le maggiori attrazioni della città, nonostante il freddo e la neve. Uno dei momenti più belli sicuramente è stato quello della visita al Vasa Museet, costruito in onore del vascello svedese che ospita, il Vasa appunto, recuperato negli anni Sessanta dopo un'imponente operazione di recupero.

la nave VasaCostruito in soli due anni (tra il 1626 e il 1628) su richiesta del Re Gustavo II Adolfo di Svezia, che mirava ad estendere il suoi già vasto regno, il vascello naufragò miseramente dopo appena 15 minuti del suo viaggio inaugurale, davanti ad una folla attonita. Il vascello si inabissò e circa 50 persone morirono, principalmente donne e bambini. Il Vasa era stato costruito per essere la nave da guerra più potente dell'epoca, ma non fece in tempo a misurarsi con le altre potenze per una serie di motivi: prima di tutto, sembra che il vascello fosse stato progettato male, con un centro di gravità troppo spostato verso l'alto e una zavorra insufficiente. Inoltre, i cannoni sarebbero stati piazzati troppo in alto, non contribuendo quindi a stabilizzare la nave. Sembra poi che questi difetti fossero stati già notati durante la costruzione, ma nessun tecnico e tantomeno i politici dell'entourage reale avevano il coraggio di rendere noti i problemi e chiedere modifiche di costruzione, che avrebbero rallentato la realizzazione del progetto, richiedendo tempo e denaro. Il naufragio del Vasa fu forse un segnale della fine del periodo di dominazione svedese durante la guerra dei trent'anni e ridimensionò le mire egemoniche della piccola, ma determinata potenza scandinava.

Cosa ci insegna oggi la storia del Vasa? Il messaggio più importante può essere riassunto anche da alcuni famosi proverbi italiani: "la gatta frettolosa fa i figli ciechi", "fare il passo più lungo della gamba" e "chi va piano va sano e va lontano". Nel contesto della Società dell'Informazione pochi Paesi riescono a seguire delle strategie di medio e lungo termine. Nella maggior parte dei casi, le decisioni sono mirate al breve termine e i risultati concreti devono essere subito presentati, pena il malcontento dei cittadini e le crisi politiche. Nel campo dell'economia globale, spesso l'azienda che ottiene il vantaggio competitivo è quella che riesce a lanciare prima delle altre un tipo di prodotto magari innovativo, ma spesso incompleto e migliorabile. Con questi tipi di pressioni politico-economiche, simili a quelle del re Gustavo II Adolto, sono in molti che rischiano di fare la fine del Vasa. Un esempio? Nel mercato mobile la Nokia è oggi leader incontrastata del mercato, ma altre aziende, un tempo non concorrenti, sono oggi entrate in competizione con essa: Apple ha lanciato l'iPhone, Google il sistema operativo Android solo per citare i due casi più famosi. E Nokia cerca di ribattere colpo su colpo, modificando la propria strategia e trasformandosi lentamente da costruttore di telefonini a vero e proprio service provider. In questa direzione si devono leggere gli acquisti di Navteq, specializzata nei servizi di mappe digitali, il cui leader oggi è proprio Google, e il previsto lancio di "Comes with Music", servizio che cercherà di contrastare Apple iTunes. La moderna "guerra dei 30 anni", combattuta navigando nell'oceano di Internet piuttosto che con veri e propri galeoni, ha comunque come scopo l'estensione del proprio dominio commerciale, secondo le leggi della New Economy. Cosa succederebbe se gli ingenti investimenti fatti, che richiedono il lancio quasi immediato di prodotti (vedi Nokia Ovi) che richiederebbero anni di messa a punto, non fossero ripagati velocemente dagli utenti? Beh, l'effetto a catena provocherebbe un disastro di proporzioni ben più grandi del naufragio del Vasa, facendo crollare le ambizioni di una potenza come un castello di carte quando avverte un leggero spiffero d'aria.
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Di Andrea Lugano (del 11/06/2007 @ 11:10:00, in 5.Business Models, linkato 1154 volte)

Dove eravamo rimasti? Alle ultime parole famose, pronunciate a inizio marzo dal sottosegretario allo sviluppo economico, Filippo Bubbico, secondo il quale l’abolizione dei costi di ricarica non avrebbe portato ad un aumento delle tariffe (in Italia sono già tra le piú alte d’Europa) bensí ad una diminuzione. Ebbene, a distanza di un paio di mesi, facendo il punto della situazione, ci accorgiamo che, nonostante i buoni auspici governativi, ciò non è avvenuto.

Mancando originalità e innovazione, al management italiano delle compagnie telefoniche non resta che aggirare lo scoglio dell’abolizione delle ricariche, cambiando e aumentando le tariffe. Dopo il decreto Bersani lo scenario delle offerte commerciali è mutato totalmente, lasciando i consumatori smarriti e perplessi. Districarsi nella selva di nuove tariffe che cambiano continuamente non è cosa facile. Inoltre buona parte di esse sembra avere l’unico scopo di invogliare ad un consumo maggiore del telefonino (vedi spot “vitamine” di Tim). Luca Berardi, analista esperto di telecomunicazioni presso il gruppo di ricerca Idc, riassume così le mosse delle big: "gli operatori recupereranno parte dei costi di ricarica perduti, attuando varie manovre. In linea di massima, consigliamo agli utenti di conservare le vecchie tariffe, perché le nuove sono in media più care”.

Analizziamo caso per caso la situazione:


Wind. Ha eliminato a tappeto le vecchie tariffe sostituendole con nuove molto più care, imponendo questo cambiamento anche ai vecchi utenti. Al momento l’Autorità Garante delle Comunicazioni sta verificando se questo comportamento è regolare. Inoltre dal 16 aprileWind ha triplicato i costi per navigare sul cellulare al di fuori del portale mobile di Wind.

Tim. In questi giorni siamo bombardati dagli spot “Vitamina” Tim che invogliano gli utenti, in particolare i più giovani, a passare ancora più tempo al telefono. Un’ incitazione al delirio consumistico, che vede protagonista un target sensibile come quello dei teen-agers, che nello spot lottano per fare il record di tempo al telefonino. A parte la mancanza di originalità e creatività dal punto di vista pubblicitario, lo spot rappresenta un pessimo esempio per i giovani, già “ostaggio” dei telefonini, che andrebbero piuttosto invitati ad un uso più moderato e consapevole del mezzo. Anche le nuove tariffe introdotte da TIM non sono il massimo della originalità. Si tratta delle tariffe Tutto Compreso, che sono di tre tipi: 30, 60, 90 euro al mese, che a seconda del taglio includono una certa quantità di traffico per il telefonino (per esempio in Tutto Compreso 30 ci sono 250 minuti di chiamate verso tutti i numeri nazionali). Più che una novità sembra un ritorno al passato, cioè al canone. Questo ritorno alla “bolletta” e ai costi fissi è poco in sintonia con quegli ideali di libertà e di indipendenza che decretarono il successo delle carte ricaricabili che caratterizzarono la diffusione nel mercato del telefonino negli anni Novanta.
TIM ha poi aumentato i costi per l’accesso al portale mobile, il cui scatto è passato da 20 a 28 cent. Un altra manovra della dirigenza é stata quella di diminuire la commissione per le ricariche offerta ai tabbacai.
Concluedendo, la tariffa Tim più apprezzata rimane la TIM Club, esistente già prima del decreto Bersani e che costa 19 cent al minuto, 9 cent verso 3 numeri a scelta, Tim o rete fissa, senza scatto.

Vodafone.
Anche qui caos nelle tariffe. Dei 5 vecchi piani tariffari ne sono rimasti solo 2. Purtroppo tra quelle soppresse risulta anche Happy Ricarica, che secondo Altroconsumo era la tariffa Vodafone più economica. I nuovi arrivati sono You&Vodafone, Zero Limits e Vodafone Tutti. Le proposte non sono il massimo della chiarezza e richiedono la consulenza di uno specialista. Vodafone Tutti concede una tariffa scontata di 12 cent al minuto (con scatto di 16 cent) a chi fa almeno 15 euro di ricarica al mese. You&Vodafone ha uno scatto di 19 cent e costa 1,7 o 30 cent al minuto a seconda del numero chiamato. ZeroLimits include in 6 euro al mese mille minuti di chiamate verso numeri Vodafone, per le quali si paga solo il primo minuto; più 100 Sms e 100 Mms verso Vodafone. Il prezzo al minuto è 19 cent; 19 cent di scatto alla risposta. Alcune osservazioni nascono spontanee. In primo luogo lo scatto alla risposta, che rimane un’anomalia tutta italiana. In secondo luogo, dato che si può migrare verso nuovi operatori senza cambiare il vecchio numero, come si puó capire l’operatore del numero chiamato e quindi sfruttare la potenzialità di una tariffa come You&Vodafone e ZeroLimits? Perchè non attivare un servizio gratuito con cui l’utente può ottenere questa informazione? E per quanto riguarda la trasparenza si può sicuramente aiutare l’utente medio a decifrare le tariffe: quanto tempo sono 1000 minuti? Non sarebbe più appropriato parlare di ore? Anche Vodafone, per concludere, sembra voler semplicemente incitare i clienti ad un consumo maggiore.


3 Italia.
Dal caos post-Bersani è l’operatore che ne esce con un’immagine migliore, visto che é quella che ha apportato minori modifiche e non ha cambiato le tariffe. Ha però eliminato le ricariche Power, che davano dei bonus di traffico e ha aumentato il costo per cambiare il piano tariffario (da 6 a 9 euro).

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Di Andrea Lugano (del 26/02/2007 @ 16:55:57, in 5.Business Models, linkato 1114 volte)
La Commissione alle attività produttive della Camera ha approvato l'emendamento che elimina i costi di ricarica per i telefonini e le tasse per l’intero settore delle telecomunicazioni (internet, tv e telefoni fissi). La Commissione ha inoltre bocciato due emendamenti in senso contrario proposti da Forza Italia. Il primo posticipava di ulteriori 60 giorni l'entrata in vigore della norma che vieta i costi fissi sulle ricariche, mentre il secondo proponeva di escludere il settore del digitale terrestre dal divieto di far pagare costi di ricarica sulle schede prepagate. E’ stata quindi confermata per il 4 marzo la data ufficiale per l’eliminazione dei costi di ricarica. Oltre a questi scompare anche la fastidiosa “scadenza” del traffico telefonico delle carte prepagate. Fino ad oggi infatti, il credito telefonico se non ricaricato ogni 12 mesi, veniva azzerato. Questo sistema andava a penalizzare soprattutto i giovani e gli anziani, che in realtà sarebbero le fasce piú degne di tutela. L'eliminazione dei costi di ricarica rientra nel piano del Governo di un ampliamento della liberalizzazione a tutto il settore delle telecomunicazioni. Il che dovrebbe tradursi, nei prossimi anni, in una diminuzione generale dei costi. La norma, ha infatti assicurato il sottosegretario allo sviluppo economico, Filippo Bubbico, non porterà ad un aumento delle tariffe (in Italia sono giá tra le piú alte d’Europa) bensí ad una diminuzione. Da sottolineare il fatto che i costi di ricarica non erano una “tassa governativa”, ma andavano direttamente a rimpinguare le casse degli operatori. Se ci si aggiunge poi il costo dello scatto alla risposta (altra anomalia tutta italiana), si capisce bene che i costi per gli utenti di telefonia in Italia, sono ben piú alti di quelli pubblicizzati nei piani tariffari delle varie compagnie. Il caso italiano è un tipico esempio di “cartello” tra operatori. Non dimentichiamoci che Wind, al suo ingresso sul mercato, si differenziava proprio per non avere costi di ricarica, ma dopo pochi mesi si adeguó introducendola. Questa abolizione è una bella notizia quindi per noi utenti; un brutto colpo invece per Tim, Vodafone, Wind e 3, che nel 2005, grazie alle ricariche, hanno avuto un introito di 1.714 miliardi di euro. Grazie a questo emendamento l'Italia si mette ora in regola rispetto al resto dell'Unione Europea. Su Cosix abbiamo sottolineato più volte il ruolo centrale che l’utente ha nella societá dell’informazione. Non a caso l’iniziativa che ha portato all’abolizione dei costi di ricarica è nata dal basso, e precisamente da Andrea D’Ambra , un utente italiano che ha inviato all’Unione Europea una email, nella speranza di metter fine a questa anomalia tutta italiana. Alla email è seguita una mobilitazione on-line che si è tradotta in una petizione per l’abolizione dei costi di ricarica da parte degli utenti italiani, che, grazie anche alla pubblicità fatta dal blog di Beppe Grillo, è arrivata a 810.000 firme. La commissione Europea ha risposto cosí all’utente italiano: "La Commissione la ringrazia per averci fornito tali dati che sono considerati utili per lo svolgimento delle proprie attività, con particolare riguardo a quella di monitoraggio dello sviluppo della concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni, anche al fine di assicurare e proteggere gli interessi dei consumatori. A tal fine, mi preme sottolinearLe che la Direzione generale della Concorrenza della Commissione europea tiene nella massima considerazione quanto da Lei indicato ed ha provveduto a prendere contatto con le Autorità italiane al fine di ottenere ulteriori informazioni su quanto da Lei denunciato. " Premesso il fatto che sicuramente a Bruxells giá da tempo conoscevano benissimo la situazione delle telecomunicazioni in Italia. Ma devono davvero essere i singoli cittadini a doversi mobilitare, a raccogliere firme e a fare appello a organi sovranazionali per dare il via a indagini sulla concorrenza o ad altre questioni? Sicuramente sì, almeno fino a quando perdurerá una certa inerzia da parte delle istituzioni e dei vari uomini politici nazionali, di qualsiasi schieramento, sui quali gravano spesso le pressioni dei grandi gruppi industriali, che non vogliono perdere i loro profitti. Siamo quindi noi utenti a doverci attivare e mobilitare in associazioni di consumatori , comitati, o anche singolarmente, sfruttando le enormi potenzialità offerte dalla Rete e dai telefonini. Oggi per i costi di ricarica dei telefonini, domani forse per gli altissimi costi delle nostre banche (chissá perché in Italia costa cosí tanto aprire/mantenere/chiudere un conto corrente quando all’estero è quasi gratis?) e per chissà quante altre battaglie. E non dimentichiamoci che sono i nostri comportamenti di acquisto e le nostre iniziative quotidiane a far muovere l’economia e ad avere influenza nei palazzi del potere. Voglio lanciare una provocazione: il tanto dibattuto problema del riscaldamento globale, dovuto ai gas serra e a un insostenibile sfruttamento delle risorse del pianeta, sta mettendo in pericolo l’abitabilitá del nostro pianeta. Troverá mai soluzione dall’alto, dai palazzi del potere? Chi avrá la forza di andare contro gli interessi delle multinazionali che controllano e sfruttano il pianeta? O qualcosa potrá cambiare dal basso, da noi cittadini, stanchi di stagioni impazzite e disastri ambientali (i costi sociali dell’inquinamento li paghiamo noi, non le aziende che inquinano). Che cosa succederebbe se un giorno, grazie alla Rete, vi fosse una mobilitazione planetaria per invocare un cambio di rotta ai signori del Palazzo?
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Di Mobspace (del 23/01/2007 @ 13:55:58, in 5.Business Models, linkato 795 volte)
A nuove tipologie di servizio naturalmente corrispondono nuovi modelli di business, che ne riprendono altri giá esistenti, utilizzandoli in un nuovo contesto. Da una parte, lo scopo del fornitore del servizio è quello di ricavarne un profitto, mentre da parte dell'utente quello di usufruire dello stesso, se considerato rispondente ai propri bisogni, ad un prezzo ragionevole.
È un dato di fatto che gli operatori, che giá stanno riducendo i loro ricavi basati sul traffico vocale, si trovano nella situazione di trovare i modelli di business piú appropriati per i servizi del Mobile Web2.0. Ci si potrá chiedere, per esempio, se riproporranno gli stessi modelli utilizzati sull'Internet tradizionale? Quale ruolo avrá la pubblicitá e come potrá l'utente difendersi da essa, se considerata poco chiara o addirittura ingannevole?
Questi ed altri temi saranno affrontati in questa sezione, che cercherá di analizzare oggettivamente domanda e offerta in materia di servizi del Mobile Web2.0.
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