Costruito in soli due anni (tra il 1626 e il 1628) su richiesta del Re Gustavo II Adolfo di Svezia, che mirava ad estendere il suoi già vasto regno, il vascello naufragò miseramente dopo appena 15 minuti del suo viaggio inaugurale, davanti ad una folla attonita. Il vascello si inabissò e circa 50 persone morirono, principalmente donne e bambini. Il Vasa era stato costruito per essere la nave da guerra più potente dell'epoca, ma non fece in tempo a misurarsi con le altre potenze per una serie di motivi: prima di tutto, sembra che il vascello fosse stato progettato male, con un centro di gravità troppo spostato verso l'alto e una zavorra insufficiente. Inoltre, i cannoni sarebbero stati piazzati troppo in alto, non contribuendo quindi a stabilizzare la nave. Sembra poi che questi difetti fossero stati già notati durante la costruzione, ma nessun tecnico e tantomeno i politici dell'entourage reale avevano il coraggio di rendere noti i problemi e chiedere modifiche di costruzione, che avrebbero rallentato la realizzazione del progetto, richiedendo tempo e denaro. Il naufragio del Vasa fu forse un segnale della fine del periodo di dominazione svedese durante la guerra dei trent'anni e ridimensionò le mire egemoniche della piccola, ma determinata potenza scandinava. Cosa ci insegna oggi la storia del Vasa? Il messaggio più importante può essere riassunto anche da alcuni famosi proverbi italiani: "la gatta frettolosa fa i figli ciechi", "fare il passo più lungo della gamba" e "chi va piano va sano e va lontano". Nel contesto della Società dell'Informazione pochi Paesi riescono a seguire delle strategie di medio e lungo termine. Nella maggior parte dei casi, le decisioni sono mirate al breve termine e i risultati concreti devono essere subito presentati, pena il malcontento dei cittadini e le crisi politiche. Nel campo dell'economia globale, spesso l'azienda che ottiene il vantaggio competitivo è quella che riesce a lanciare prima delle altre un tipo di prodotto magari innovativo, ma spesso incompleto e migliorabile. Con questi tipi di pressioni politico-economiche, simili a quelle del re Gustavo II Adolto, sono in molti che rischiano di fare la fine del Vasa. Un esempio? Nel mercato mobile la Nokia è oggi leader incontrastata del mercato, ma altre aziende, un tempo non concorrenti, sono oggi entrate in competizione con essa: Apple ha lanciato l'iPhone, Google il sistema operativo Android solo per citare i due casi più famosi. E Nokia cerca di ribattere colpo su colpo, modificando la propria strategia e trasformandosi lentamente da costruttore di telefonini a vero e proprio service provider. In questa direzione si devono leggere gli acquisti di Navteq, specializzata nei servizi di mappe digitali, il cui leader oggi è proprio Google, e il previsto lancio di "Comes with Music", servizio che cercherà di contrastare Apple iTunes. La moderna "guerra dei 30 anni", combattuta navigando nell'oceano di Internet piuttosto che con veri e propri galeoni, ha comunque come scopo l'estensione del proprio dominio commerciale, secondo le leggi della New Economy. Cosa succederebbe se gli ingenti investimenti fatti, che richiedono il lancio quasi immediato di prodotti (vedi Nokia Ovi) che richiederebbero anni di messa a punto, non fossero ripagati velocemente dagli utenti? Beh, l'effetto a catena provocherebbe un disastro di proporzioni ben più grandi del naufragio del Vasa, facendo crollare le ambizioni di una potenza come un castello di carte quando avverte un leggero spiffero d'aria.
Dove eravamo rimasti? Alle ultime parole famose, pronunciate a inizio marzo dal sottosegretario allo sviluppo economico, Filippo Bubbico, secondo il quale l’abolizione dei costi di ricarica non avrebbe portato ad un aumento delle tariffe (in Italia sono già tra le piú alte d’Europa) bensí ad una diminuzione. Ebbene, a distanza di un paio di mesi, facendo il punto della situazione, ci accorgiamo che, nonostante i buoni auspici governativi, ciò non è avvenuto.
Mancando originalità e innovazione, al management italiano delle compagnie telefoniche non resta che aggirare lo scoglio dell’abolizione delle ricariche, cambiando e aumentando le tariffe. Dopo il decreto Bersani lo scenario delle offerte commerciali è mutato totalmente, lasciando i consumatori smarriti e perplessi. Districarsi nella selva di nuove tariffe che cambiano continuamente non è cosa facile. Inoltre buona parte di esse sembra avere l’unico scopo di invogliare ad un consumo maggiore del telefonino (vedi spot “vitamine” di Tim). Luca Berardi, analista esperto di telecomunicazioni presso il gruppo di ricerca Idc, riassume così le mosse delle big: "gli operatori recupereranno parte dei costi di ricarica perduti, attuando varie manovre. In linea di massima, consigliamo agli utenti di conservare le vecchie tariffe, perché le nuove sono in media più care”.
Analizziamo caso per caso la situazione:
Wind. Ha eliminato a tappeto le vecchie tariffe sostituendole con nuove molto più care, imponendo questo cambiamento anche ai vecchi utenti. Al momento l’Autorità Garante delle Comunicazioni sta verificando se questo comportamento è regolare. Inoltre dal 16 aprileWind ha triplicato i costi per navigare sul cellulare al di fuori del portale mobile di Wind.
TIM ha poi aumentato i costi per l’accesso al portale mobile, il cui scatto è passato da 20 a 28 cent. Un altra manovra della dirigenza é stata quella di diminuire la commissione per le ricariche offerta ai tabbacai.
Concluedendo, la tariffa Tim più apprezzata rimane la TIM Club, esistente già prima del decreto Bersani e che costa 19 cent al minuto, 9 cent verso 3 numeri a scelta, Tim o rete fissa, senza scatto.
Vodafone. Anche qui caos nelle tariffe. Dei 5 vecchi piani tariffari ne sono rimasti solo 2. Purtroppo tra quelle soppresse risulta anche Happy Ricarica, che secondo Altroconsumo era la tariffa Vodafone più economica. I nuovi arrivati sono You&Vodafone, Zero Limits e Vodafone Tutti. Le proposte non sono il massimo della chiarezza e richiedono la consulenza di uno specialista. Vodafone Tutti concede una tariffa scontata di 12 cent al minuto (con scatto di 16 cent) a chi fa almeno 15 euro di ricarica al mese. You&Vodafone ha uno scatto di 19 cent e costa 1,7 o 30 cent al minuto a seconda del numero chiamato. ZeroLimits include in 6 euro al mese mille minuti di chiamate verso numeri Vodafone, per le quali si paga solo il primo minuto; più 100 Sms e 100 Mms verso Vodafone. Il prezzo al minuto è 19 cent; 19 cent di scatto alla risposta. Alcune osservazioni nascono spontanee. In primo luogo lo scatto alla risposta, che rimane un’anomalia tutta italiana. In secondo luogo, dato che si può migrare verso nuovi operatori senza cambiare il vecchio numero, come si puó capire l’operatore del numero chiamato e quindi sfruttare la potenzialità di una tariffa come You&Vodafone e ZeroLimits? Perchè non attivare un servizio gratuito con cui l’utente può ottenere questa informazione? E per quanto riguarda la trasparenza si può sicuramente aiutare l’utente medio a decifrare le tariffe: quanto tempo sono 1000 minuti? Non sarebbe più appropriato parlare di ore? Anche Vodafone, per concludere, sembra voler semplicemente incitare i clienti ad un consumo maggiore.
3 Italia. Dal caos post-Bersani è l’operatore che ne esce con un’immagine migliore, visto che é quella che ha apportato minori modifiche e non ha cambiato le tariffe. Ha però eliminato le ricariche Power, che davano dei bonus di traffico e ha aumentato il costo per cambiare il piano tariffario (da 6 a 9 euro).
È un dato di fatto che gli operatori, che giá stanno riducendo i loro ricavi basati sul traffico vocale, si trovano nella situazione di trovare i modelli di business piú appropriati per i servizi del Mobile Web2.0. Ci si potrá chiedere, per esempio, se riproporranno gli stessi modelli utilizzati sull'Internet tradizionale? Quale ruolo avrá la pubblicitá e come potrá l'utente difendersi da essa, se considerata poco chiara o addirittura ingannevole?
Questi ed altri temi saranno affrontati in questa sezione, che cercherá di analizzare oggettivamente domanda e offerta in materia di servizi del Mobile Web2.0.

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